News

AIGAB a Mazzi, su affitti brevi UE aumenti offerta abitativa

17 Settembre 2026

AFFITTI BREVI, AIGAB AL MINISTRO MAZZI: BENE L’IMPEGNO DEL GOVERNO NELLA TUTELA DI PROPRIETARI E GESTORI CON OPPOSIZIONE A REGOLAMENTO UE. BRUXELLES NON TIENE CONTO DELLE SPECIFICITÀ ITALIANE, AUMENTI PIUTTOSTO L’OFFERTA ABITATIVA.
Marco Celani, Presidente AIGAB: “L’Italia spinga gli altri Paesi UE ad adottare misure concrete per aumentare l’offerta abitativa e a mettere da parte un approccio ideologico inaccettabile che il Regolamento introduce. Folle il criterio di stress abitativo: così come è concepito, quasi tutti i Comuni italiani finirebbero per rientrarvi; non si può legarlo soltanto agli affitti brevi come determinante dell’incremento del prezzo delle abitazioni”.

Con una nota, AIGAB-Associazione Italiana Affitti Brevi esprime soddisfazione per l’accoglienza riservata dal Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, che i gestori professionali ringraziano per l’attenzione costante dedicata al comparto, ai temi posti e alla richiesta di supporto, avanzata da tutte le associazioni di categoria presenti alla riunione convocata per contrastare il nuovo Regolamento UE contro gli affitti brevi alla quale AIGAB ha partecipato con il Presidente Marco Celani.
Si tratta di un Regolamento sollecitato soprattutto da alcuni sindaci che non hanno ottenuto soddisfazione dal Governo centrale circa la possibilità di avere mani libere nel limitare il mercato degli affitti brevi sul quale hanno introdotto restrizioni che non stanno producendo i risultati sperati e che, in questo modo, pensano di evitare i ricorsi che noi, come Associazioni, insieme ai nostri proprietari e gestori, stiamo portando avanti. Nelle ultime ore Napoli ha varato misure che consentono al Comune di limitare al 30% gli affitti brevi all’interno di un edificio generando una conflittualità pazzesca in Città.
Contiamo sulla tutela del Governo verso proprietari e gestori professionali e ribadiamo quindi la nostra richiesta di opposizione totale al Regolamento UE che non tiene conto delle specificità italiane.
L’Italia sta vivendo una situazione opposta rispetto a Paesi come Germania, Olanda e Svezia, dove non si costruisce e c’è una popolazione stabile o in leggero aumento. Noi abbiamo una popolazione in decremento, con tantissime case di proprietà che passano di mano (in Italia, negli ultimi tre anni, abbiamo avuto 395.000 case che sono passate di proprietà per eredità secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate), quindi, al netto di tre o quattro città che hanno vissuto un incremento demografico, siamo un Paese che si sta svuotando. Il problema delle famiglie italiane, quindi, è riempire le case che ereditano e non sanno come mettere a reddito perché in Italia non c’è un mercato a lungo termine e non riescono a venderle, perché non c’è un mercato.
Inoltre, entrando nel merito del Regolamento ed in particolar modo considerando il folle concetto di stress abitativo, attraverso diverse simulazioni che il nostro Centro studi ha effettuato, abbiamo l’evidenza che quasi tutti i comuni italiani finirebbero per rientrarvi. Dal nostro punto di vista bisognerebbe entrare maggiormente nel merito e dare più contenuto al concetto di «stress abitativo», legando il parametro non soltanto agli affitti brevi come determinante dell’incremento del prezzo delle abitazioni.
Se proprio vogliamo identificare gli affitti brevi come una delle cause, dobbiamo correlare il numero degli annunci attivi rispetto allo stock immobiliare della città, ma anche rispetto allo sfitto della città. Servono parametri oggettivi: per esempio, gli affitti brevi potrebbero essere considerati determinanti se il numero di annunci attivi in una città fosse superiore al 5% dello stock immobiliare della città stessa, in presenza di uno sfitto inferiore al 10%. Perché, se lo sfitto è, come avviene nella maggior parte d’Europa, intorno al 20%, non è credibile sostenere che l’1,2% degli affitti brevi sia determinante nella formazione del prezzo degli immobili.

Guardando i dati che abbiamo analizzato e le fonti del MEF e dell’Agenzia delle Entrate, nell’82% dei comuni italiani non si formano prezzi di transazione sulle abitazioni secondo l’Agenzia delle Entrate. Questo significa che questo parametro non sarà assolutamente utilizzabile. Se noi diamo questo strumento ai comuni, rischiamo quindi di avere una conflittualità esagerata, come sta già accadendo in tante città.

L’Italia è tra i pochi in Europa ad aver fatto delle cose concrete per contrastare l’incremento dei prezzi delle abitazioni. Le statistiche ne danno evidenza: in Italia, negli ultimi dieci anni, il prezzo delle case è aumentato dell’11%, contro il 48% della Germania. È stato introdotto il CIN per misurare in maniera estremamente puntuale gli affitti brevi e, più in generale, tutto ciò che riguarda il mercato destinato al turismo. Sono stati creati 62.000 posti letto per gli studenti. C’è un Piano Casa che porterà alla realizzazione di 60.000 abitazioni, di cui 25.000 entro l’anno prossimo. Si sta inoltre lavorando per introdurre incentivi per l’affitto a lungo termine.

Queste sono misure che aumentano l’offerta: il Governo faccia in modo che entrino all’interno dell’accordo con l’UE, con l’obbligo anche per gli altri Paesi di adottare provvedimenti concreti per aumentare l’offerta e non chiacchiere ideologiche come quelle che il Regolamento di Bruxelles introduce.

 

Parlano di noi